COMPENSI SPORTIVI E ISTITUTI A SOSTEGNO DEL REDDITO

Chi riceve compensi per un’attività sportiva dilettantistica può continuare a percepire la disoccupazione? Può restare fiscalmente a carico dei genitori? Deve dichiarare questi compensi per l’ISEE? Non esiste una risposta uguale per tutte le situazioni. Un compenso che non viene tassato può comunque incidere su un sostegno economico o sul calcolo dell’ISEE.

Dal luglio 2023 il lavoro sportivo segue nuove regole. I compensi da lavoro sportivo nell’area del dilettantismo beneficiano di un’esenzione fiscale fino a 15.000 euro complessivi all’anno. Se si supera questa soglia, viene tassata la parte eccedente. Il limite è personale: si sommano i compensi ricevuti da tutti gli enti sportivi, anche quando si collabora con più associazioni o società. Questa esenzione, però, non significa che i compensi siano irrilevanti per qualsiasi altra finalità.

NASpI e DIS-COLL: attenzione al tipo di contratto

Chi percepisce un’indennità di disoccupazione deve verificare la compatibilità con il proprio rapporto di lavoro sportivo. Per le collaborazioni coordinate e continuative sportive dilettantistiche, l’obbligo di comunicare all’INPS il reddito annuo previsto, ai fini della riduzione dell’indennità, scatta quando vengono superati 5.000 euro annui. La soglia va verificata sommando i compensi dei diversi committenti. Nel conteggio possono rientrare anche compensi da lavoro autonomo occasionale. Superare 5.000 euro non significa perdere automaticamente la disoccupazione, ma rende necessario verificare la comunicazione da effettuare, l’eventuale riduzione e il rispetto delle condizioni per conservare la prestazione. Per il lavoro sportivo dipendente o autonomo valgono regole diverse. La soglia dei 5.000 euro non deve essere estesa indistintamente a ogni contratto. Prima di iniziare l’attività, è opportuno consegnare al patronato il contratto e una stima dei compensi annuali. Omettere una comunicazione dovuta può comportare la perdita del beneficio e la restituzione delle somme ricevute.

Si può restare fiscalmente a carico?

La parte di compenso sportivo coperta dall’esenzione fiscale non concorre ordinariamente al reddito utilizzato per verificare la condizione di familiare fiscalmente a carico. Occorre però considerare l’eventuale parte imponibile e gli altri redditi rilevanti del familiare. I limiti annuali sono:

  • 4.000 euro per i figli fino a 24 anni;
  • 2.840,51 euro negli altri casi.

Essere fiscalmente a carico non comporta automaticamente il diritto a ogni detrazione: contano anche l’età, il rapporto familiare e le condizioni previste per la singola agevolazione.

ISEE: anche i compensi esenti possono contare

Per l’ISEE il criterio è diverso da quello fiscale. Anche i compensi sportivi non tassati devono essere considerati nella dichiarazione ISEE, secondo le relative istruzioni. Non bisogna quindi escluderli soltanto perché inferiori a 15.000 euro o perché non hanno prodotto imposte da pagare. È importante consegnare al CAF o al professionista tutte le certificazioni dei compensi, comprese quelle relative alle somme esenti. L’ISEE ordinario considera normalmente i redditi del secondo anno precedente: l’effetto sui benefici può quindi manifestarsi successivamente.

Assegno unico e assegni familiari

Per i figli, il principale sostegno è oggi l’Assegno unico, il cui importo dipende anche dall’ISEE. I compensi sportivi possono quindi incidere indirettamente sulla somma spettante. Per i figli maggiorenni vanno inoltre verificate le specifiche condizioni di accesso. I vecchi assegni per il nucleo familiare restano previsti soltanto per determinate situazioni non coperte dall’Assegno unico. Anche in questi casi, un reddito esente da imposte non è automaticamente escluso dal calcolo.

E la vecchia indennità di mobilità?

La mobilità ordinaria è stata abolita per i nuovi accessi. Le precedenti indicazioni sulla sua compatibilità con i compensi sportivi non rappresentano quindi una guida per chi oggi perde il lavoro.

Cosa fare prima di accettare un incarico sportivo

Occorre verificare il contratto, il totale dei compensi annuali e il sostegno economico percepito. Le soglie fiscali, quelle previdenziali e quelle previste per gli aiuti alle famiglie hanno finalità diverse. Non pagare imposte su un compenso non significa poterlo ignorare nelle domande di agevolazione o nelle comunicazioni all’INPS.